martedì 23 settembre 2008

Buenos Aires

argentina buenos airesSono passati appena sette anni da quel lontano 2001, quando l’Argentina sprofondò nella grave crisi economica che la portò a un passo dalla guerra civile eppure, passeggiando per le strade del centro di Buenos Aires, non si direbbe. La capitale argentina sfoggia una movida culturale da far invidia a New York, mentre l’economia del Paese, grazie alla soia, all’acciaio e al turismo, cresce a ritmi “cinesi”.

Simbolo di questa ripresa è senza dubbio la trasformazione dell’area in disuso di Puerto Madero in uno dei quartieri più esclusivi di Buenos Aires, dove i vecchi dock sono stati ristrutturati e trasformati in appartamenti dai prezzi esorbitanti, moderni uffici e ristoranti particolari.

Nonostante l’estensione dell’area urbana sia davvero vasta, in realtà i luoghi di interesse turistico si concentrano in pochi quartieri, tra i quali ci si può spostare facilmente. Cuore pulsante della città è il Microcentro, dove la via pedonale Florida che rappresenta la principale arteria di questo quartiere, trabocca di gente di ogni tipo: ballerini, suonatori, venditori ambulanti, mendicanti di tutte le età si mescolano a distratti turisti e a frettolosi uomini d’affari. Il restauro di alcuni importanti edifici, come la Galerias Pacifico, situata lungo la via Florida più o meno all’altezza di Av. Cordoba, ha contribuito a rivalutare questa zona a vocazione commerciale: l’imponente edificio in stile francese che occupa un intero isolato fu costruito verso la fine del '800 e ospita al suo interno un grande centro commerciale e il famoso centro culturale Borges. Sempre in zona, lungo Av. Sarmiento, si trova il Correo Central (Posta centrale), un edificio belle époque costruito sul modello della posta centrale di New York.

,Proseguendo verso sud si arriva a Plaza De Mayo, sulla quale si affacciano lo storico Cabildo, il Consiglio Comunale, che ospita all’interno un piccolo e poco interessante museo, la barocca Catedral Metropolitana che custode le spoglie del generale Josè de San Martin, l’eroe più amato degli argentini, e la famosa Casa Rosada, sede degli uffici del presidente. Sebbene il lato che si affaccia su Plaza de Mayo sia, in realtà, il retro dell’edificio, è proprio da questi balconi che si affacciarono Juan e Eva Peron per parlare alla gente. Anche la cantante Madonna interpretò l’amatissima Evita cantando da questi balconi. Al centro della piazza, che ancora oggi continua da essere il palcoscenico delle proteste più veementi di Buenos Aires, sorge la Piramide de Mayo, un piccolo obelisco costruito per celebrare il primo anniversario dell’indipendenza dalla Spagna.

A due passi da Plaza de Mayo sorge la Manzana de las Luces, l’Isolato dell’Illuminismo, fondato intorno al 1700 dai gesuiti e, ancora oggi, simbolo culturale della capitale. Oltre alla Iglesia San Ignacio, la più antica chiesa coloniale di Buenos Aires, in origine il complesso era formato da cinque edifici dei quali se ne sono conservati solo due visitabili esclusivamente con visite guidate di carattere storico.

Spostandosi verso il quartiere Congreso, si incontra la famosa Av. 9 de Julio, “la via più larga del mondo”, come viene orgogliosamente chiamata dai porteňi, dove s’innalza il famoso Obelisco che domina Plaza de la Repubblica. In questo quartiere sorge uno degli edifici più importanti della città, il magnifico Teatro Colon, sede di balletti, opere e concerti di musica classica. Inaugurato nel 1908 con una rappresentazione dell’Aida di Verdi, ha detenuto il titolo di più grande teatro dell’emisfero meridionale fino al 1973, anno in cui venne aperta la Sydney Opera House.

Allontanandosi un po' dal Microcentro, si scopre una nuova faccia di Buenos Aires, quella dei quartieri, o barrios, caratteristici, come San Telmo e La Boca. San Telmo è uno tra i barrios più affascinanti dal punto di vista storico: teatro di scontri quando le truppe britanniche invasero la città nel 1806, nel corso del 1800 divenne un elegante quartiere alla moda, fino a quando un’epidemia di febbre gialla spinse la popolazione più ricca a trasferirsi alla Recoleta. Le vecchie ville furono così suddivise e trasformate in case popolari, oggi abitate da artisti e bohémien. Il fascino un po' retrò di questo quartiere si respira passeggiando per le sue strette vie coperte di ciottoli, il cui cuore pulsante è indubbiamente Plaza Dorego, sulla quale si affacciano bar e locali che diffondono nell’aria sensuali note di tango, indimenticabile colonna sonora anche dell'originale mercatino allestito sulla stessa piazza. Niente di più lontano dai colori accesi e dalle strade chiassose de La Boca, dove il Caminito fa da sfondo alla zona, anzi all’isolato più spudoratamente turistico di Buenos Aires. Fondato verso la metà del XIX secolo sul fiume Riachuelo da una colonia di genovesi, questo quartiere cominciò ad assumere la sua variopinta fisionomia grazie agli abitanti del porto che, dopo aver dipinto le chiatte adibite al trasporto merci, usavano la tinta rimasta per colorare le loro tristi case in lamiera. Le tre vie che costeggiano il pittoresco Caminito sono affollate di turisti, venditori di ogni tipo e ballerini di tango, ma basta allontanarsi di poche decide di metri per accorgersi che i colori accesi del quartiere si trasformano nel nero della fame che attanaglia gli abitanti.

Dalla fame nera de La Boca si passa al verde dei viali alberati della Recoleta, il quartiere più esclusivo della capitale. Emblematico del benessere diffuso di questo quartiere è Av. Alvear, un elegante viale dove hanno sede boutique di lusso di fama internazionale e sontuose ville d’epoca. Passeggiando tra gli imponenti palazzi in stile francese della Recoleta, si giunge al Cementerio, dove riposano, oltre all’amatissima Evita, le spoglie dei più illustri cittadini della vita politica e culturale argentina.

Come tutte le grandi metropoli nate dall’intreccio di varie culture, anche Buenos Aires mostra l’eclettismo insito nella sua natura: l’architettura, la lingua, la cucina, la musica provengono da mondi altri, ma quando si sono innestati qui hanno generato un mix unico che ruba il cuore.

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